Si era in piena guerra e I bambini ci guardano, il mio primo film drammatico, importante, emigrò nel Nord, quando l'Italia venne divisa in due parti. Lo si proiettò ritirando il mio nome dai titoli di testa, perché ero considerato come un traditore, non avendo seguito i miei colleghi a Venezia al seguito dell'ultimo governo fascista. Seppi che il film era piaciuto. In seguito, fu presentato a Roma, con un successo piuttosto modesto. Mi ricordo di aver sentito sghignazzare in sala. I giovani avevano lo sberleffo facile di fronte ai film italiani, perché ne avevano abbastanza del nostro cinema "autarchico" e attendevano con impazienza il cinema americano, di cui erano stati privati per così tanto tempo. Commisi lo sbaglio di preoccuparmi di quei sogghigni. Andai in sala montaggio e cominciai a tagliare il film. Fu un errore di cui non mi accorsi che parecchi anni dopo. I bambini ci guardano, rivisto nella sua versione originale, ha una curva di racconto assai avvincente; i personaggi (il padre, la madre, il bambino) possiedono un bel rilievo e l'ambiente borghese è trattato con un senso critico assai preciso. 

                                                                                       

                                                                                                                Vittorio De Sica





 

                              Home                               Indice I bambini ci guardano




Per informazioni: info@desica.com

Associazione amici Vittorio De Sica
Segreteria: via Pietro della Valle, 13 - 00193 Roma
Tel. 0039 - 6 - 6833722 - Fax 0039 - 6 - 6832516